Legamento crociato anteriore e ritorno allo sport.

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Nuove strategie riabilitative e l’importanza di scegliere un fisioterapista di alto livello.

Il Legamento Crociato Anteriore rappresenta una delle sedi di lesione più frequente tra gli sportivi.

In caso di trauma, l’iter terapeutico prevede una ricostruzione chirurgica seguita da un trattamento fisioterapico.

Il dato allarmante, però, è la reale percentuale di ritorno allo sport dopo la riabilitazione.

Dagli ultimi studi è emerso che:

  •  l’81% dei pazienti torna a svolgere una qualsiasi attività sportiva
  • il 65% torna ai livelli pre-lesionali
  • solo il 55% torna a livelli davvero competitivi senza una diminuzione di performance. (Ardern 2014)

Il significato è che meno del 50% degli atleti che hanno subìto una lesione al crociato anteriore saranno in grado di ritornare allo sport con un livello simile a quello precedente la lesione (Dunn WR et al., 2010).

Risultato confermato soprattutto negli sportivi non-élite, che tornano allo sport al 60% rispetto all’85% degli sportivi élite. (Lai 2017)

L’altro grande punto interrogativo emerso dalla letteratura è legato alle recidive dopo il primo infortunio.

L’incidenza di un re-infortunio nei primi due anni dopo ricostruzione del LCA è stimata essere circa 6 volte maggiore rispetto a coloro che non hanno mai avuto infortuni al legamento.

  • Nel 30% dei casi il secondo infortunio arriva entro 2 anni dal primo
  • Nel 20,5% la seconda lesione avviene sul ginocchio controlaterale
  • Nel 9% seconda lesione sullo stesso ginocchio

 (Paterno 2014)

Sorge quindi spontanea la domanda: perché i numeri sono così sfavorevoli?

Uno dei motivi principali è che nella maggioranza dei casi non si utilizzano criteri standard per il ritorno allo sport.

Spesso viene considerato solo il tempo trascorso dall’operazione, o fattori di valutazione soggettivi, e solo una minima percentuale si basa su parametri valutabili in modo oggettivo (forza, articolarità, gonfiore, test di salto, questionari, ecc).

(Paterno 2014)

Per questo, un paziente, che sia sportivo o dilettante, dovrebbe scegliere di affidarsi ad un professionista della riabilitazione specialista in questa determinata problematica.

Dopo una lesione di tale entità, il programma terapeutico deve essere multifattoriale, basato su outcome fisici e funzionali del paziente, misurabili e rivalutabili durante il trattamento.

La riabilitazione prevede una presa in carico del soggetto sia dal punto di vista motorio, sia psicologico. Non bisogna limitarsi alla semplice valutazione di articolarità e forza (utile nel primo periodo post chirurgico), ma l’intervento è costruito su una progressione di esercizi incentrati sul controllo motorio, la potenza, la pliometria, la corsa, i cambi di direzione e i gesti specifici per ogni singolo sport.

Le nuove strategie di Riabilitazione devono avere obiettivi a breve, medio e lungo termine, con risultati che si possono misurare e rivalutare ad ogni step raggiunto:

  1. Recuperare la funzionalità del ginocchio attraverso una valutazione e un trattamento specifico.
  2. Prevenire re-infortuni attraverso attività multifattoriali, aspettare almeno 9 mesi e superare una batteria di test prestabilita prima di ritornare a praticare sport.
  3. Abbattere le barriere psicologiche come la paura di rifarsi male o il calo di fiducia nel proprio ginocchio.
  4. Ottimizzare la qualità della vita riportando l’atleta al livello pre-lesionale.
  5. Ridurre il rischio di artrosi al ginocchio attraverso l’educazione del paziente, mantenendo una vita attiva non solo nel periodo appena successivo alla lesione.

Nelle ultime fasi della riabilitazione sta diventando sempre più importante l’allenamento della neuroplasticità.

Nei soggetti con lesione del Crociato Anteriore si creano variazioni di attività a livello di alcune aree del cervello. La zona che controlla la visione è una di quelle che è attivata maggiormente, poiché questi pazienti hanno bisogno di sfruttare di più la percezione visiva per compensare la ridotta stabilità dell’articolazione.

Il rinforzo visivo e l’allenamento oculo-motore rientra quindi in una delle nuove metodiche di riabilitazione del ginocchio.

L’atleta viene quindi stimolato con attività di reazione imprevista, esercizi in cui subentrano richieste funzionali esterne in aggiunta al semplice movimento articolare, cui il paziente deve rispondere in modo tempestivo. Sono esercizi di interferenza contestuale o “dual task” (dove sono presenti sensori con luci colorate, monitor con vari colori, numeri e direzioni) che addestrano la reattività oculomotori della persona.

Inoltre è stato studiato che dopo la ricostruzione di tale legamento ci può essere una variazione dell’area cerebrale che sovrintende la capacità del soggetto di pianificare i movimenti, quindi permane, anche dopo l’intervento, una “debolezza” motoria che la riabilitazione, alla luce di queste scoperte, può più specificamente ri-allenare.

Tutto questo serve per incentivare i nostri pazienti a non accontentarsi di tornare semplicemente a fare una semplice attività motoria, e a non pensare di essere limitati nelle loro capacità fisiche e di conseguenza nelle perfomance.

La chiave per gestire e superare una problematica muscolo-scheletrica è rivolgersi ad un fisioterapista che accompagni il paziente nelle diverse fasi riabilitative, che fornisca quindi ogni informazione relativa alla patologia e che educhi la persona ad affrontare anche le fasi più delicate del percorso.

A cura di:

Marco Imperale

  • Fisioterapista
  • Orthopaedic Manipulative Physical Therapists
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