Lombosciatalgia cause e rimedi

 In BLOG

Ti è mai capitato di avvertire un forte dolore che parte dalla zona lombare della schiena e si irradia lungo la parte posteriore della gamba fino ad arrivare alla punta del piede?

Probabilmente hai avuto un episodio di LOMBOSCIATALGIA, detta anche SCIATICA. Questa è una patologia del sistema muscolo-scheletrico che è causata da un’infiammazione del nervo sciatico e provoca questa sintomatologia caratteristica.

CHE COS’È LA LOMBOSCIATALGIA

La LOMBOSCIATALGIA è una patologia molto comune, si stima che circa 4 persone su 10 ne abbia sofferto almeno una volta nella vita.

Ha una sintomatologia tipica che prevede un dolore che interessa la zona lombare della colonna vertebrale e che si irradia al gluteo, a tutta la zona posteriore di un arto inferiore fino ad arrivare al piede.

Questa patologia ha un meccanismo di insorgenza dovuto ad una compressione meccanica delle radici lombari e sacrali del nervo sciatico (il nervo più lungo e voluminoso del nostro organismo) e ciò comporta la sua irritazione e infiammazione.

CAUSE DELLA LOMBOSCIATALGIA

Come detto precedentemente la causa principale dell’insorgenza della LOMBOSCIATALGIA è senza dubbio la compressione del nervo sciatico a livello delle radici nervose in cui origina (a livello della schiena) oppure lungo il decorso del nervo, con conseguente irritazione e dolore.

Nella maggior parte dei casi, la sciatica è causata da una protrusione o da un’ernia nel disco che interessa il quarto o il quinto disco intervertebrale lombare e il dolore si affievolisce con la risoluzione della causa che lo determina.

Ma andiamo a vedere quali possono essere le ALTRE CAUSE di tale compressione:

  • discopatia degenerativa delle vertebre lombo-sacrali;
  • scivolamento di una vertebra sull’altra (spondilolistesi);
  • stenosi del canale lombare e dei forami di coniugazione lombo-sacrale;
  • sindrome del piriforme, in cui il muscolo piriforme comprime/irrita il tratto di nervo sciatico;
  • tumori spinali (causa rara).

I PRINCIPALI FATTORI DI RISCHIO che possono contribuire alla comparsa dell’irritazione e del dolore sono:

  • lavori pesanti o ripetitivi, soprattutto in rotazione;
  • età avanzata che favorisce la disidratazione dei dischi intervertebrali;
  • marcato sovrappeso corporeo e sedentarietà;
  • diabete;
  • errate posture mantenute per un tempo prolungato.

SINTOMI DELLA LOMBOSCIATALGIA

Il principale sintomo che avverte una persona che soffre di LOMBOSCIATALGIA è ovviamente il dolore che, come descritto nella parte introduttiva, si estende tipicamente dalla zona dei reni alla regione glutea, scendendo poi in sede postero-laterale nella coscia e gamba fino alla pianta del piede o verso il dorso del piede e all’alluce  

Questo dolore ha le seguenti caratteristiche:

  • può essere acuto;
  • può dare una sensazione di bruciore;
  • spesso ha esordio improvviso e invalidante.

Generalmente il dolore interessa un solo lato del corpo e ha un’intensità che varia da lieve a lancinante. Molto spesso, il dolore è talmente intenso che la persona fa fatica a camminare ed è costretta a rinunciare a portare avanti le proprie attività quotidiane.

Questo dolore può presentarsi simile a una scossa elettrica che può causare:

  • parestesie, ovvero formicolio, intorpidimento;
  • deficit di forza muscolare (dovuto ad una sintomatologia neurologica) che può peggiorare dopo sforzi, colpi di tosse, starnuti o lunghi periodi di tempo trascorsi in posizione seduta.

La prima reazione che viene naturale al nostro organismo è quella di contrarre la muscolatura per proteggere il tratto che presenta il problema, e questo causa ulteriore dolore e limitazione del movimento.

DIAGNOSI DELLA LOMBOSCIATALGIA

La diagnosi della LOMBOSCIATALGIA è multi-fattoriale e si basa su:

  • Anamnesi: ciò che riferisce il paziente riguardo l’esordio, la descrizione e l’andamento dei sintomi;
  • Clinica: esecuzione di test specifici volti ad identificare tale patologia e a rievocare la sintomatologia del paziente;
  • Esecuzione di esami strumentali:
  • RX rachide dorso-lombare e lombo-sacrale: utilizzata per evidenziare una riduzione dello spazio tra due vertebre che potrebbe suggerire la presenza di un’ernia del disco, oppure per evidenziare una spondilo-listesi (uno scivolamento di una vertebra sull’altra);
  •  Risonanza Magnetica (RM) del rachide: che valuta la presenza di discopatie, ernie discali e spondilodisciti (infiammazione dei dischi intervertebrali e delle vertebre);
  • TC rachide lombare: che si effettua in caso di controindicazioni all’esecuzione di una RM oppure in caso di sospette fratture;
  • Elettromiografia (EMG): che evidenzia la sofferenza di un nervo e/o della sua radice nervosa.

TRATTAMENTO DELLA LOMBOSCIATALGIA

In genere, la sciatica si CURA in maniera CONSERVATIVA senza bisogno di ricorrere alla chirurgia.

In alcuni casi, però, per esempio in presenza di ernie discali che non si risolvono, di ernie ostruenti che effettuano una compressione sulla radice nervosa o sul sacco durale o di deficit neurologici, può essere indicato l’intervento chirurgico (microdiscectomia, laminectomia).

Se escludiamo i casi che richiedono un’intervento chirurgico il problema della LOMBOSCIATALGIA può essere affrontato e risolto con la fisioterapia.

La FISIOTERAPIA utilizzata per risolvere la sciatica prevede un programma riabilitativo che varia a seconda delle cause scatenanti, della gravità dei sintomi e dello stadio dell’infiammazione.

Per questo motivo durante la PRIMA VALUTAZIONE, il fisioterapista raccoglierà informazioni sulla storia clinica recente e passata del paziente, poi procederà ad un esame fisico obiettivo indagando la postura, i movimenti e la forza delle strutture muscolo-scheletriche. Successivamente, sulla base dei dati raccolti, si costruisce un percorso riabilitativo specifico e personalizzato.

In linea generale i trattamenti fisioterapici eseguiti sono:

Nella fase acuta, che prevede anche un’iniziale fase di riposo, nonché la possibilità di avvalersi di terapia farmacologica (sotto prescrizione medica), si possono utilizzare tecniche di terapia manuale e terapie fisiche  (stabilite dal fisioterapista in relazione alla sintomatologia) con l’obiettivo di ridurre il dolore, l’infiammazione, la tensione muscolare e i sintomi riferiti dal soggetto.

Tra le terapie strumentali utilizzate abbiamo la Tecarterapia, che aumenta il flusso sanguigno favorendo un ricambio cellulare e scaldando in profondità il muscolo e la Laserterapia ad alta potenza, che attraverso un fascio di luce (non visibile) riesce a penetrare nei tessuti riducendo l’infiammazione e il dolore.

Nella fase cronica invece si possono eseguire esercizi di rieducazione funzionale articolare. In questo caso il trattamento si baserà principalmente sull’esercizio terapeutico attivo e sulla ginnastica posturale. L’obiettivo sarà quello di ristabilire la giusta mobilità, migliorare il tono-trofismo muscolare e ridurre quelli che sono i principali fattori di rischio per prevenire una recidiva. Sarà importante, quindi, l’educazione del paziente per svolgere correttamente alcuni compiti funzionali e per mantenere, il più possibile, posture corrette (resta fondamentale l’importanza di cambiare frequentemente postura durante l’arco della giornata).

A cura di:

Dott. Emanuele Fidanzio, FT, SPT student

  • Fisioterapista
  • Sport Physical Therapist student
  • Esercizio terapeutico
  • Terapia manuale in patologie muscolo-scheletriche
  • Bendaggio funzionale
emanuele-fidanzio

Recent Posts